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Si rivelano soddisfacenti i risultati dei trapianti di fegato da donatore vivente, sia per chi riceve l'organo sia per il donatore, che risente di complicazioni sempre più ridotte. La notizia giunge dal Giappone dove una ricerca retrospettiva pubblicata su ha passato in rassegna 110 interventi, dei quali 72 su bambini e 38 su adulti. I progressi delle persone trapiantate sono stati ''eccellenti'', secondo i ricercatori, soprattutto in relazione ai pazienti colpiti da epatite fulminante. La sopravvivenza ad un anno si è rivelata dell'88% e dell'85% a 3 e 5 anni. In tutto il mondo sono stati realizzati, fino ad oggi, circa 1500 trapianti epatici da vivente ma, dicono gli studiosi giapponesi, numerosi aspetti di questa procedura non sono stati sufficientemente
Gode di ottima salute ed ha vicino al suo lettino la sua mamma, la bambina danese, di non ancora un anno, operata a Bergamo di trapianto di fegato, trasferita a metà aprile dal Centro Trapianti di Copenaghen agli Ospedali Riuniti, unico centro in Europa insieme al Kings College Hospital di Londra ad accogliere i bambini danesi bisognosi di trapianto di peso inferiore ai 12 chilogrammi. Affetta da atresia delle vie biliari, la bambina, è stata sottoposta a trapianto di fegato lo scorso 4 maggio dall’èquipe diretta da Michele Colledan che, con la tecnica split, ha utilizzato per l’intervento metà del fegato di un donatore adulto. Dopo un breve ricovero in terapia intensiva pediatrica, la bambina è ora degente nel reparto di pediatria, affidata alle cure dell’èquipe del dott. Giuliano Torre. “L’intervento alla bambina danese - sottolinea il direttore generale degli Ospedali degli Ospedali Riuniti di bergamo dott. Carlo Bonometti, - dimostra l’efficienza delle collaborazioni tra ospedali italiani d’eccellenza e il resto del mondo. Per Bergamo rispondere alla Danimarca è stato naturale: la storica vocazione a partnership medico scientifiche, l’elevato volume di attività di trapianto di fegato in bambini così piccoli del nostro centro e i risultati pubblicati in ambito scientifico ci pongono in posizione leader in Europa, permettendoci, grazie anche all’impiego estensivo della tecnica split di divisione del fegato del donatore e la straordinaria organizzazione del NITP, di trapiantare tutti i bambini che ne hanno bisogno con un tempo medio di attesa di circa due mesi, senza mortalità in lista d’attesa per le malattie croniche”. L’intervento alla bambina danese rappresenta una conferma di "migrazione sanitaria" dall’estero verso l’Italia. L’ospedale di Bergamo, nell’area dell’attività di trapianto di fegato pediatrico, dove soddisfa il 50% del fabbisogno nazionale, ha sempre più dimensione internazionale. Da circa dieci anni, ad esempio, l’èquipe diretta da Michele Colledan opera con continuità bambini sloveni e il centro di Copenaghen ha già chiesto disponibilità per altri piccoli pazienti. “Nonostante le cure - aggiunge il chirurgo Michele Colledan, direttore dell’unità di Chirurgia III e del Centro trapianti di fegato e polmone degli Ospedali Riuniti di Bergamo - la bambina era in gravi condizioni, con una insufficienza epatica ormai in fase terminale. Arrivata in Pediatria a Bergamo, l’insufficienza epatica è stata compensata per un mese, fino a quando un ulteriore peggioramento ne ha reso necessario il trasferimento in terapia intensiva. Fortunatamente, grazie ad un donatore, è stato possibile intervenire in tempo con l’esecuzione del trapianto. La piccola ha reagito molto bene all’intervento. Fra poco potrà crescere, giocare, studiare, fare sport e da grande, lavorare ed avere una famiglia. Credo che ancora una volta siamo riusciti a valorizzare al massimo il grande e prezioso gesto della donazione”.
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