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AITFNAZIONALE- TORINO

IL FEGATO BIO-ARTIFICIALE



L'Università di Udine sta presentando al ministero della Salute richiesta per la prima sperimentazione clinica italiana del fegato bio-artificiale con epatociti umanidi. Per gli esperti, "in un futuro non tanto remoto tale tecnica potrebbe permettere di sostituire le cellule danneggiate del fegato senza ricorrere al trapianto d'organo".
L'uso degli epatociti umani nella prassi del fegato bio-artificiale è fondamentale, spiega l'esperto, perché garantisce la bio-sicurezza. In questo modo, infatti, è possibile eliminare i rischi di trasmissione di agenti infettivi dal maiale all'uomo (la cosiddetta 'zoonosi'), e i problemi di bio-diversità per incompatibilità tra alcune proteine del maiale e l'uomo. Gli epatociti - termine con il quale dovremo prendere sempre più, confidenza dati gli sviluppi delle applicazioni in tema di trapianti epatici - potranno essere utilizzati, come primocome primo passo, nella tecnica del fegato bio-artificiale (dialisi epatica con il paziente in attesa di trapianto) e del trapianto di cellule del fegato.
Attualmente le tecniche di intervento per gravi patologie del fegato sono tre: il trapianto di fegato tradizionale (da donatore cadavere), lo 'split liver' (da donatore cadavere, il cui fegato si divide in due parti che vengono utilizzate per due trapianti, di un adulto e di un bambino) e il trapianto di fegato da donatore vivente consanguineo (da cui si preleva il lobo destro del fegato per essere trapiantato nel ricevente).
Ci sono, poi, altri tre metodi, ancora in fase di sperimentazione: il fegato bio-artificiale con epatociti di maiale, quello - appunto - con epatociti umani e il trapianto di epatociti umani.