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Le cirrosi post-epatite virale I virus in grado di aggredire il fegato ed indurre una epatite che può diventare cronica sino a determinare lfevoluzione in cirrosi eventualmente associata al carcinoma epatocellulare, sono sostanzialmente tre: il virus dellfepatite B (HBV), il virus dellfepatite C (HCV) e il virus Delta (HDV). Questfultimo è un virus che può sviluppare il suo potenziale patogenico esclusivamente in presenza dellfHBV. Lfepatite da virus A ha decorso acuto e non esita mai in processi infiammatori cronici. Virus B La maggioranza dei soggetti colpiti dallfinfezione nellfetà adulta sviluppa una malattia (sintomatica, paucisintomatica o asintomatica) che evolve a guarigione; fortunatamente solo il 10% dei pazienti va incontro alla cronicizzazione. Di questi, circa il 40% resterà portatore cronico gapparentemente sanoh dellfinfezione, mentre il 60% potrà sviluppare unfepatite cronica nelle sue diverse espressioni, il cui spettro lesionale va dallfepatite cosiddetta persistente allfepatite cronica attiva (moderata o severa); questfultima potrà ulteriormente evolvere verso la cirrosi (nel 30% dei casi), con eventuale associazione del carcinoma primitivo epatocellulare (nel 5-10 % dei casi). Virus Delta La necessaria dipendenza del virus Delta dallfHBV implica che lfinfezione Delta si può sviluppare solo in soggetti infettati anche dal virus dellfepatite B. La coinfezione HBV/HDV comporta lo sviluppo di unfepatite acuta che nella maggior parte dei casi evolve a guarigione con lfeliminazione di entrambi i virus infettanti; lfevoluzione cronica della malattia si osserva in circa il 10 % dei casi, percentuale simile a quella dellfepatite B non complicata. Virus C La storia naturale dellfinfezione da HCV è legata alla caratteristica propria del virus di persistere a lungo (talora indefinitamente) nellforganismo infettato, non soltanto a livello del fegato, che ne rappresenta la sede di elezione, ma anche in sistemi cellulari extraepatici. Tale capacità di persistenza dipendente dallfabilità che ha il virus dellfepatite C di mutare lfassetto antigenico sotto la spinta immunologia del soggetto contagiato; da queste caratteristiche dipende lfelevato tasso di cronicizzazione dellfinfezione, che oscilla, nelle varie casistiche, dal 40 al 70%. Va sottolineato il fatto che circa il 10-30% di tutte le epatiti C-correlate evolve verso la cirrosi e che sul 10-30% di queste ultime si impianta il carcinoma primitivo epatocellulare. Lfepatocarcinoma L'indicazione al trapianto per epatocarcinoma è variata negli anni. In un primo tempo vi furono indicazioni ampie (lesioni metastatiche, tumori primitivi diversi dall'epatocarcinoma, epatocarcinomi altamente diffusi); in una seconda fase vi è stata una netta riduzione delle indicazioni per neoplasia dovuta allfelevata frequenza di recidive. Attualmente vi è una stadiazione ben codificata dellfepatocarcinoma: lfindicazione al trapianto sussiste solo negli stadi più precoci in cui si è riscontrata la più bassa incidenza di recidiva tumorale. L'esperienza del nostro Centro ha confermato i dati riportati nella letteratura medica, rilevando una bassa frequenza di recidiva tumorale nei pazienti con tumori di diametro inferiore ai tre centimetri e con un numero di lesioni non superiori a tre.
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